Imelde 2017-12-29T11:17:54+00:00

IO, IMELDE, IN PRIMA PERSONA

“Mi definiscono una persona speciale. Ma io mi sento molto, molto normale”.

A parlare è una signora elegante, con un sorriso che non si dimentica e uno sguardo illuminato dall’intelligenza. Si chiama Imelde Bronzieri e di professione fa la designer di moda per bambini. Tutti, mamme e piccini, sanno chi è. Ma non tutti conoscono i suoi pensieri anche se la signora di Bergamo non è un tipo reticente.

Tutti sanno che nel suo DNA ci sono almeno due anime: quella dell’imprenditrice e quella della stilista. Ma non sanno che ce ne sono tante altre: quella di mamma, nonna, sorella, amica, benefattrice, donna di successo, di stile e di gran cuore perché da sempre impegnata nel sociale, amata in tutto il mondo, firma di una collezione, MiMiSol, adorata anche da star e personaggi internazionali. La sua creatività, da quasi quarant’anni, non è andata mai in vacanza. Da quando ha fondato il brand I Pinco Pallino fino a quando nel 2011 ha creato MiMiSol.

Sempre in prima linea sul fronte della lotta alla banalità, sa come combattere l’arroganza degli eccessi. E come far sì che anche la scelta dei vestiti, quando si tratta di bambini, sia educativa. “Quarta di sei sorelle, da piccola andavo dalla sarta e mi mettevo in fila per scegliere i miei abitini. Era un rito carico di magia e oggi ricordo perfettamente tutti i vestiti che ho amato compreso quello indaco, uno dei colori che amo di più e propongo in quanto simbolo dei bambini con capacità straordinarie” racconta Imelde, la grande poetessa della moda in piccole taglie. Talmente conosciuta e apprezzata da essere sempre punto di riferimento di tante mamme.

“Spesso incontro donne che mi dicono: ho ancora i vestiti comprati dai miei genitori per me e ora compro per i miei figli”.

Per scandagliare ancora più a fondo il suo pensiero, ecco cosa Imelde dice di sé in un’intervista fatta a se stessa.

Cosa odio di più?
Odio i parassiti, odio quelli che vedono il dito e non la luna, odio i bugiardi nei confronti dei quali mi sento disarmata.

E cosa amo…
Amo la vita, adoro ogni attimo e ogni giorno, mi ritengo molto fortunata e provo gratitudine per ogni momento che vivo. E questo anche quando sono stanca e ho problemi. Da sempre amo i bambini. E credo che tutto ciò che investi su di loro, ti ritorna.

Capire i bambini…
Ho avuto la fortuna di essere stata amica di Giovanni Bollea, padre della moderna neuropsichiatra infantile ma anche una persona straordinaria che mi ha aiutato a capire il mondo dei più piccoli.

L’acquisto di un vestito…
Il rito della scelta degli abiti induce gli adulti a condividere con i bambini momenti importanti per la loro formazione. L’acquisto si fissa nella mente e arricchisce quel cassettino di memorie fondamentali per intessere la propria vita di emozioni.

Comprare tanto o comprare poco?
Riempire troppo l’armadio dei piccoli è una scelta che non condivido. Sono per poche cose ma di valore perché il futuro sta nella qualità a 360 gradi e non nella barbarie degli acquisti senza senso. I bambini devono poter apprendere il valore della qualità sin da piccoli.

Come si spiega la qualità ai bambini…
Insegnando loro a distinguere il bello dal non bello senza concedere loro tutto ciò che chiedono.

Acquistare ciò che piace o ciò che è utile?
Bisogna scegliere quello che fa bene e iniziare i bambini al rispetto per sé stessi, per gli altri e per il pianeta. E soprattutto non consumare troppo e a poco prezzo. Dobbiamo dare significato persino a una semplice T-shirt.

Vestirli come vogliono loro o indirizzarli?
Non bisogna far scegliere l’abbigliamento ma aiutarli a scegliere le cose giuste condividendo un momento importante perché fare shopping vuol dire avere l’opportunità di indirizzare i piccoli verso il buongusto e i corretti accostamenti.

Provo gratitudine per?
Il mio lavoro che mi ha dato la possibilità di conoscere persone speciali, amici che mostrano un’autentica gioia di vederti e di frequentarti.

Dai miei genitori ho imparato…
Il papà l’ho perso presto. La mamma mi ha sempre inculcato un concetto fondamentale: la credibilità è più importante dei soldi.

Fare la designer…
Un lavoro che ho scelto e che svolgo dal 1980. Dopo tanti anni, non mi sono ancora stancata perché sono molto curiosa e molto tenace. Toccare la materia viva, i tessuti, mi dà un’immensa gioia! E in particolare: avere figli, nipoti e amici di nipoti fa sì che la mia casa si trasformi spesso in un vero e proprio atelier.

Tutto cominciò, nel 1980 con I Pinco Pallino…
Una parte della mia storia. Una linea che dimostrò presto la validità di un’idea innovativa: tutti avevano rigide strutture produttive, la nostra azienda aveva puntato sulla flessibilità di tanti laboratori.

In me ci sono due anime…
Quella imprenditoriale e quella sociale. Sono molti i progetti nati e portati a buon fine a favore dei bambini più svantaggiati.

Le mie grandi emozioni…
Sembrerà banale ma scaturiscono dai miei figli, dalla mia casa, dalla bellezza che mi circonda. E poi non dimentico il primo redazionale sulla prima collezione, l’apertura della boutique in Via della Spiga a Milano, tante altre magnifiche cose che hanno costellato la mia carriera…

La famiglia…
La famiglia è la mia forza, il mio sostegno, il pilastro della mia vita.

La moda…
È un modo di esprimersi per chi crea e chi indossa gli abiti. A me diverte molto. Amo i colori della natura che mi circonda e in particolare adoro tutto ciò che osservo dalla mia residenza sul cucùzzolo di una collina. Albe e tramonti sublimi. Quando sono nella mia casa di vetro ho la sensazione di abitare un quadro di Hopper.

Sto bene solo a casa?
No, sto bene in molti i luoghi, c’è sempre così tanto da vedere e da imparare…

Se non avessi fatto questo lavoro…
Sarei andata in una missione a occuparmi dei più sfortunati.

Perché racconto tutto questo?
Perché da sempre mi fanno tante domande. Qui ho giocato d’anticipo e ho dato alcune risposte.

IO, IMELDE, IN PRIMA PERSONA

“Mi definiscono una persona speciale. Ma io mi sento molto, molto normale”.

A parlare è una signora elegante, con un sorriso che non si dimentica e uno sguardo illuminato dall’intelligenza. Si chiama Imelde Bronzieri e di professione fa la designer di moda per bambini. Tutti, mamme e piccini, sanno chi è. Ma non tutti conoscono i suoi pensieri anche se la signora di Bergamo non è un tipo reticente.

Tutti sanno che nel suo DNA ci sono almeno due anime: quella dell’imprenditrice e quella della stilista. Ma non sanno che ce ne sono tante altre: quella di mamma, nonna, sorella, amica, benefattrice, donna di successo, di stile e di gran cuore perché da sempre impegnata nel sociale, amata in tutto il mondo, firma di una collezione, MiMiSol, adorata anche da star e personaggi internazionali. La sua creatività, da quasi quarant’anni, non è andata mai in vacanza. Da quando ha fondato il brand I Pinco Pallino fino a quando nel 2011 ha creato MiMiSol.

Sempre in prima linea sul fronte della lotta alla banalità, sa come combattere l’arroganza degli eccessi. E come far sì che anche la scelta dei vestiti, quando si tratta di bambini, sia educativa. “Quarta di sei sorelle, da piccola andavo dalla sarta e mi mettevo in fila per scegliere i miei abitini. Era un rito carico di magia e oggi ricordo perfettamente tutti i vestiti che ho amato compreso quello indaco, uno dei colori che amo di più e propongo in quanto simbolo dei bambini con capacità straordinarie” racconta Imelde, la grande poetessa della moda in piccole taglie. Talmente conosciuta e apprezzata da essere sempre punto di riferimento di tante mamme.

“Spesso incontro donne che mi dicono: ho ancora i vestiti comprati dai miei genitori per me e ora compro per i miei figli”.

Per scandagliare ancora più a fondo il suo pensiero, ecco cosa Imelde dice di sé in un’intervista fatta a se stessa.

Cosa odio di più?
Odio i parassiti, odio quelli che vedono il dito e non la luna, odio i bugiardi nei confronti dei quali mi sento disarmata.

E cosa amo…
Amo la vita, adoro ogni attimo e ogni giorno, mi ritengo molto fortunata e provo gratitudine per ogni momento che vivo. E questo anche quando sono stanca e ho problemi. Da sempre amo i bambini. E credo che tutto ciò che investi su di loro, ti ritorna.

Capire i bambini…
Ho avuto la fortuna di essere stata amica di Giovanni Bollea, padre della moderna neuropsichiatra infantile ma anche una persona straordinaria che mi ha aiutato a capire il mondo dei più piccoli.

L’acquisto di un vestito…
Il rito della scelta degli abiti induce gli adulti a condividere con i bambini momenti importanti per la loro formazione. L’acquisto si fissa nella mente e arricchisce quel cassettino di memorie fondamentali per intessere la propria vita di emozioni.

Comprare tanto o comprare poco?
Riempire troppo l’armadio dei piccoli è una scelta che non condivido. Sono per poche cose ma di valore perché il futuro sta nella qualità a 360 gradi e non nella barbarie degli acquisti senza senso. I bambini devono poter apprendere il valore della qualità sin da piccoli.

Come si spiega la qualità ai bambini…
Insegnando loro a distinguere il bello dal non bello senza concedere loro tutto ciò che chiedono.

Acquistare ciò che piace o ciò che è utile?
Bisogna scegliere quello che fa bene e iniziare i bambini al rispetto per sé stessi, per gli altri e per il pianeta. E soprattutto non consumare troppo e a poco prezzo. Dobbiamo dare significato persino a una semplice T-shirt.

Vestirli come vogliono loro o indirizzarli?
Non bisogna far scegliere l’abbigliamento ma aiutarli a scegliere le cose giuste condividendo un momento importante perché fare shopping vuol dire avere l’opportunità di indirizzare i piccoli verso il buongusto e i corretti accostamenti.

Provo gratitudine per?
Il mio lavoro che mi ha dato la possibilità di conoscere persone speciali, amici che mostrano un’autentica gioia di vederti e di frequentarti.

Dai miei genitori ho imparato…
Il papà l’ho perso presto. La mamma mi ha sempre inculcato un concetto fondamentale: la credibilità è più importante dei soldi.

Fare la designer…
Un lavoro che ho scelto e che svolgo dal 1980. Dopo tanti anni, non mi sono ancora stancata perché sono molto curiosa e molto tenace. Toccare la materia viva, i tessuti, mi dà un’immensa gioia! E in particolare: avere figli, nipoti e amici di nipoti fa sì che la mia casa si trasformi spesso in un vero e proprio atelier.

Tutto cominciò, nel 1980 con I Pinco Pallino…
Una parte della mia storia. Una linea che dimostrò presto la validità di un’idea innovativa: tutti avevano rigide strutture produttive, la nostra azienda aveva puntato sulla flessibilità di tanti laboratori.

In me ci sono due anime…
Quella imprenditoriale e quella sociale. Sono molti i progetti nati e portati a buon fine a favore dei bambini più svantaggiati.

Le mie grandi emozioni…
Sembrerà banale ma scaturiscono dai miei figli, dalla mia casa, dalla bellezza che mi circonda. E poi non dimentico il primo redazionale sulla prima collezione, l’apertura della boutique in Via della Spiga a Milano, tante altre magnifiche cose che hanno costellato la mia carriera…

La famiglia…
La famiglia è la mia forza, il mio sostegno, il pilastro della mia vita.

La moda…
È un modo di esprimersi per chi crea e chi indossa gli abiti. A me diverte molto. Amo i colori della natura che mi circonda e in particolare adoro tutto ciò che osservo dalla mia residenza sul cucùzzolo di una collina. Albe e tramonti sublimi. Quando sono nella mia casa di vetro ho la sensazione di abitare un quadro di Hopper.

Sto bene solo a casa?
No, sto bene in molti i luoghi, c’è sempre così tanto da vedere e da imparare…

Se non avessi fatto questo lavoro…
Sarei andata in una missione a occuparmi dei più sfortunati.

Perché racconto tutto questo?
Perché da sempre mi fanno tante domande. Qui ho giocato d’anticipo e ho dato alcune risposte.